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domenica 6 ottobre 2013

Tony Bin, e sembra ieri. A 25 anni della vittoria del Campione italiano, Mario Berardelli ripercorre un periodo d'oro dell'ippica italiana. Per concessione di Trott&Turf

La seconda metà degli anni ottanta, quelli dell’annuncio della rinascita. Un momento che ha radice chiara e precisa nella battaglia combattuta e vinta da Franco Aloisi ( la spinta intellettuale fu di D’Alessio e Vittadini), presidente del mai tanto rimpianto Jockey Club alla fine degli anni 70 quando liberò il turf italiano dalla schiavitù delle corse chiuse agli esteri. Noi eravamo dalla parte sbagliata, quella dei confederati, per fortuna perdemmo ( bisogna sempre riconoscere i propri errori) e il nostro turf fu liberato. Arrivarono gli ospiti, vinsero sempre e tutto o quasi fino a quando My Top diede il segnale con quel suo derby storico. Subito dopo l’altro passo in avanti che preparava, Tisserand ne fu staffetta, i successivi quattro lustri nei quali il nostro piccolo posto al sole riuscimmo a conquistarlo e lasciamo stare, per ora, cosa sta succedendo oggi. Nella seconda metà degli anni 80 i nostri piazzati di derby andarono a vincere la madre di tutte le corse, quella che ancora una volta sarà tale domenica, più internazionale di sempre, emblema di quel villaggio globale , di quella vicenda mercuriana che è la vita autentica anche del nostro turf assoluto. Tony Bin fu prima secondo di Trempolino e poi sconfisse Mtoto, subito dopo lo imitò Carrol House e poi arrivano tutti gli altri. La strada era stata tracciata e lo dobbiamo, tantissimo, alla visione avanti nel tempo di Franco Aloisi. Sono passati 25 anni, diamine sembra ieri, ha ragione Totò …. Come passa il tempo. Che pomeriggio , è storia per il nostro galoppo altro che. Ognuno di noi ha la sua immagine, il suo flash, ha ancora un filo di adrenalina da scaricare ma certo quel tardo pomeriggio che emozione. Era dagli anni 50 o inizio 60 che eravamo in una sorta di letargo francese (gli anni 70 furono quelli immensi soprattutto inglesi dei due indimenticabili “Carlo”), quelli che si definivano degli Italiani, pensate prima Nuccio secondo e primo, poi Ribot due volte primo, poi Molvedo e infine Prince Royal, espressione piena tutti del nostro turf. Finalmente Tony e il suo pomeriggio, ovviamente non casuale ma preceduto da una carriera già allora consacrata pienamente . L’Arco come sigillo finale, non conta cosa successe dopo. Attimi, istanti indimenticabili, quel volo sensazionale nelle mani di John Reid, davvero adrenalina pura, quella azione radente e insieme volante, inesorabile, Mtoto costretto all’inchino reverente. Poi tutto il resto : Gigino Polito, il fratello di box del campione, che piange a dirotto e corre incontro al suo pupillo, poi arriva....CLICCA SOTTO PER CONTINUARE A LEGGERE
Fabrizio Camici esultante e giovane ( andrà l’anno dopo a rifinire la sua preparazione da Luca Cumani), lo raggiunge Piero Celli, arrivano altri entusiasti. Immagini che sono scolpite nel tempo e nella memoria. Il Maestro cauto, compiaciuto, compreso del suo capolavoro si affaccia e si concede alla fine. Non ci stancheremo mai di dirle grazie , mille volte grazie , immenso Maestro. Poi il tondino, Piero Brotto, il demiurgo mirabile del fenomeno White Star pieno di gioia , i ragazzi Gaucci al settimo cielo e lui, Luciano che tocca il cielo con un dito alla presenza, cosa significa una ippica forte, del gotha politico e mondano anche italiano. Si , sono passati 25 anni da un momento che è fondamentale per il turf italiano , è li che abbiamo risollevato la testa ufficialmente , è da li che sono iniziati circa 20 anni nei quali, piaccia o non piaccia ai soliti critici, l’Italia del galoppo ha avuto un ruolo, una parte  certo non da protagonista assoluta lo sappiamo, nel turf mondiale e soprattutto la avuta il nostro allevamento, che oggi è stato sterminato scientificamente. Ebbene Tony Bin, Reid, Camici, Brotto tutti coloro che hanno avuto una parte non avrebbero potuto recitarla se non ci fosse stato un personaggio come Luciano Gaucci. Forse solleciteremo qualche nervo scoperto, toccheremo qualche tasto che non va premuto ma non abbiamo timore di affermare che l’ippica italiana e non solo deve tantissimo a Luciano Gaucci, straordinario interprete del ruolo di magnifico proprietario, vertice intelligente di una filiera votata al successo, la White Star, uno dei primi , all’epoca, a comprendere che il turf era già autentico fenomeno mercuriano. Vi rendete conto che se non ci fosse stato il “maledetto “ Perugia calcio solo per citare due esempi la White Star avrebbe vinto il derby di Epsom con Dr Devious e si sarebbe gustata anche le prodezze di White Muzzle, oltre a tutto il resto con ben diversa ricaduta su tutto il nostro movimento. Non abbiamo timori o tabù, riconosciamo a Luciano Gaucci la sua grandezza, ci lega stima reciproca, questa ricorrenza è anche una sua celebrazione , è stato un vulcano, un terremoto benevolo ed efficace per il nostro turf. Grazie.
Mario Berardelli

5 commenti:

  1. Un grazie a Mario Berardelli per il ricordo di quegli anni splendidi per la nostra ippica e, soprattutto di quei cavalli eccezionali che ne hanno scritto la storia. Confrontandoli con i tempi attuali viene da piangere.

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    1. È sopratutto un cavallo che andava a fieno e biada.... Grazie sor Luigi ultimo trainer di un ippica vera

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  2. abbiate un po' di pazienza e sor Fabrizio ripartira'

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  3. spinoza voleva essere libero di poter dire...

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