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martedì 21 maggio 2013

RaimondoVisione: Per concessione de Il Purosangue - di Corsa, le riflessioni di Franco Raimondi sul Derby-Day

Riteniamo importante, a questo punto, come fondamentale apporto di cultura per i tanti appassionati che seguono Mondoturf (pubblico in crescita, siamo fieri) pubblicare e riproporvi delle riflessioni pubblicate da Franco Raimondi in "Il Purosangue - di Corsa", numero 19 del 2013, il Settimanale di informazione ippica a cura di A.N.A.C. e S.G.A., che dunque ringraziamo per averci permesso la riproposizione, nella rubrica chiamata "RaimondoVisione". Si parla di Derby, di tecnica, di allevamento. Non sveliamo altro, buona lettura.
Si riparte da 10.000, più o meno, come gli spettatori del Derby day. Un miracolo - per chi conosce bene la realtà romana come Mario Berardelli - visto che in tempi di crisi l’impegno sui media è stato ridotto. Il grande pubblico di domenica a Capannelle non deve diventare, però, come un paio d’occhiali con le fette di salame al posto delle lenti. Di giornate così ce ne sono poche durante l’anno, vanno sfruttate come il miglior spot per il prodotto che vendiamo, cercando di agganciare un parte di pubblico casuale per trasformarlo in clientela. C’è molto da lavorare sull’organizzazione del prodotto, perché anche quello che sembra un dettaglio, la disposizione delle corse lungo l’arco della giornata, è importante. Il programma del Derby Day ha dimostrato che il pubblico regge bene le nove corse, potrebbe tenerne anche dieci a patto di non allungare troppo il brodo. Infatti l’ultima, che era molto simile alla penultima, ha fatto un – 10%. Lasciamo da parte questi discorsi sulle scommesse che, fino a quando non ci sarà una vera riforma, sono fatti sulla sabbia e occupiamoci di quello che è successo in pista. La prima cosa da segnalare, con sollievo, è che non basta un vincitore di maiden a Pontefract o un piazzato di corsa D a Longchamp per battere i migliori 3 anni prodotti dal circuito di selezione italiano. Se ce l’abbiamo fatta questa volta, in un Derby che è arrivato come atto finale della stagione (consideriamo che l’anno ippico va da maggio a maggio) più travagliata della storia, possiamo stare abbastanza tranquilli. I dodici mesi che dal debutto dei 2 anni portano al Derby riescono ancora a far emergere i migliori, a condurli all’esame pronti al punto giusto.
Il secondo è che l’allevamento italiano, pur abbandonato e isolato, è in grado di tirar fuori ogni anno almeno un soggeto sopra le righe. Sandro Marranini di ItaliaForm ha valutato la prestazione di Biz The Nurse 112, un numero che vale 110 nella scala del Racing Post. Per fare un raffronto con i derbywwinner più recenti siamo nella sfera di Crackerjack King e Cima de Triomphe, e sopra Feuerblitz. Rispetto al recente passato manca “densità” intorno al vincitore e i numeri ci confermano una sensazione che avevamo avuto a caldo. D’altra parte con meno cavalli nati ci sono meno probabilità di ottenerne dei buoni…Il terzo è che la selezione paga sempre e comunque. Diamo una rapida occhiata al pedigree di Biz The Nurse. La madre Biz Bar (famiglia di Niniski) è stata una vincitrice di listed a 2 anni e ha sfiorato il piazzamento nelle Oaks. In buona sostanza è stata una performer di livello superiore che, al termine di una carriera di corse brillante, si è meritata di andare in razza. E’ da cavalle di questo  tipo che ci si può aspettare, con investimenti e lavoro come ha fatto Massimo Parri, il soggetto capace di fare il botto. Ancora più forte in pista è stata Super Bobbina, la madre di Refuse To Bobbin che ha vinto il Mauro Sbarigia per la passione della Chimax. Quante Biz Bar e quane Super Bobbina ci sono rimaste? Diciamo 150-200 e da queste si deve ripartire. Il quarto è il rimpianto per la partenza di Oratorio, ormai pronto a iniziare la stagione di monta in Sudafrica. Domenica è stata la sua giornata, perché oltre a Biz The Nurse ha dato anche Military Attack, il vincitore della Singapore Cup. Oratorio è stato il Champion Sire in Italia nel 2012 grazie a Cherry Collect e Biz The Nurse lo mette in una buona posizione per difendere il titolo. Il figlio di Oratorio ha quattro generazioni che sono passate all’esame delle classiche e si è difeso alla grande. In un altro momento l’Italia se lo sarebbe portato a casa. L’Italia, se saprà ripartire dai 10.000 di Roma, potrà acquistare il prossimo Oratorio.
FRANCO RAIMONDI

5 commenti:

  1. rispetto ma condivido molto poco di quello che ha scritto raimondi???(sembra un articolo di Berardelli..) le 10.000 persone non sono niente,questo va detto per onestà verso chi segue le corse e verso le persone dotate di minima intelligenza..10.000 persone le fa Windsor di lunedi con 6 corse e partenza alle 17.00.mi fermo qui,perchè sulla qualità dei cavalli,delle corse e di tutta l'ippica italiana del momento,troppo avrei da dire
    cordiali saluti

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  2. Nessuno ha le fette di prosciutto sugli occhi, è chiaro che il confronto, al momento, non regge. Bisogna tenere conto della realtà che si vive in italia, a roma, e stabilirlo come parametro per giudicare. In italia non esiste più cultura ippica che esiste in altri paesi, c'è gente che passa per anni davanti all'ippodromo pensando sia una cattedrale nel deserto. Comunicazione ce n'è stata poca, il calcio a roma è imperante. Per colpa "nostra", certamente. Ma vedere 10,000 persone (ti assicuro che era 20 anni che non vedevo la fila ai botteghini, anzi cercavo qualcuno che ne avesse una foto...!) ha fatto capire che quando si verificano almeno 3 condizioni (bel tempo, assenza di partite ed un programma decente) la gente ha voglia di venire. 10,000 perosne, in questo momento, non li fa nessun ippodromo italiano. mi hannod etto che anche a livello organizzativo non ci si aspettava tanta gente, c'era fila ai bar. Una cosa inaspettata, per tutti. Anche per te che hai scritto suppongo. E poi, 1,1 milione di movimento in italia, non li fa nessuno. 220,000 di movimento interno, al momento, non li fa nessuno, ma sempre in italia, ecco il riferimento. Ed Ecco perchè si dice che si deve ripartire da li. per dirti, che raffrontato con la realtà estera chiaramente siamo impietosamente indietro. ma raffrontato con quello che fino ad oggi c'è stato in italia, un passo avanti c'è.
    Chiaro poi, che tutta l'ippica ha una credibilità limitata in questo momento. la qualità dei cavalli è questa, è un periodo storico, cosa dobbiamo farci? i fondamentali sono stati distrutti da 20 anni, queste sono "corse di cavalli" e non ippica, ma da un pezzo eh.. è stato distrutto un sistema fondato su 40 anni di lavoro. E adesso si deve cercare di ricostruire, anche se la vedo dura. Ma i 10,000, devono far riflettere soprattutto chi pigia i bottoni dell'ippica. lobby permettendo.

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    1. guarda io ti stimo sia come giornalista che come persona,anche se
      non ti conosco personalmente.ma sei molto informato,molto diretto e preciso..
      detto questo il derby è il derby!!! caspita certo che la mia è una provocazione..vorrei vederne 20/30000 ,il meeting ancora al sabato e domenica..picchetti pronti alla battaglia(una curiosità esistono ancora? a san rossore si anche se um..lasciamo stare) e tanto altro..dimenticavo il miglio e mezzo e i cavalli veri!!! cmq per adesso tiene pisa,san siro sembra bollito e capannelle tenta la difesa allo stecco!! la vedo durissima,non vedo le persone giuste nei posti giusti,ma per caso sanno che l'ippica senza scommesse muore? ma che ci pensa aams? allora..cmq vediamo che soluzioni troveranno.da mangiare non c'è più niente,quindi non potranno più rubare niente e non è poco
      ciao
      rothstein

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  3. Hai centrato il problema. Persone sbagliate nei punti giusti. Su questo, grossa responsabilità ce l'hanno quelli che erano ippici ed si sono forse venduti ad un sistema politico che ha "burocraticizzato" il sistema ma non solo. Si sono aumentati stipendi in una maniera indegna, gli ippici non hanno controllato, anzi, se ne fregavano perchè..."tanto il montepremi c'è". ora che sono finite le certezze del montepremi, che era una variaabile, son rimasti i contratti, i privilegi, l'atteggiaamento da casta che immobilizza un settore che ha bisogno di una profonda ristrutturazione. Non conosco quale potrebbe essere una soluzione, perchè i problemi sono tanti. Serve una rifondazione, e non basta un lustro.

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  4. Molto bene, l'analisi di Franco Raimondi è precisa e puntuale come sempre e soprattutto mette sollievo il fatto di intravvedere uno spiraglio verso la ripresa.Il pienone di domenica a Capannelle era insperato e questo vuole dire che se si organizza per bene la gente viene all'ippodromo e con molta propabilità più di qualcuno ci ritorna!Adesso si tratta di sfruttare al meglio questo entusiasmo che genera buona linfa e voglia di lavorare e cioè a dire chiedere le persone GIUSTE al posto giusto e non subire più imposizioni da questa o quella lobby,chiedere mensilmente conto ai responsabili del lavoro fatto ed in particolare di quello non fatto;(i contribuenti hanno pagato lo stipendio al Sig. Ruffo per circa due anni senza che facesse NULLA, alla faccia dell'ippica agli ippici)non farsi abbindolare da privati che vorrebbero prendersi la gestione dell'ippica a costo zero,lo Stato può gestirla bene basta guardare alla Francia.Capannelle ha dimostrato che si può rinascere,magari considerando fortemente l'ingresso di sponsor importanti che supportino i grandi eventi;così come ha fatto France Galop con il Quatar,grazie ai buoni uffici di quel grande dirigente ippico che è stato Louis Romanet; per poter rifare il meeting del Derby,per esempio,una due giorni stile Longchamp,come una volta quando Boutin scendeva con una diecina cavalli ed era una vera festa.L'Allevamento italiano è sano e competitivo possiamo farcela se riusciamo a privilegiare professionalità e competenza in tutta la gestione ippica media compresi,le riflessioni di giornalisti preparati e appassionati,così come quelli che scrivono su questo sito non possono altro che farci gran piacere!Dai che ce la facciamo.Una ultima cosa un grazie di cuore, da vecchio ippico,a Mario,Gabriele e Piero che ci hanno regalato due domeniche(Presidente e Derby)di ippica autentica e grande professionalità;ottime interviste,buone informazioni sui cavalli anche nell'imminenza delle corse,dovizia di particolari sulle genealogie e poi le emozioni...la voce rotta di di Piero che quasi piange per Vedelago e il bel ricordo di Carlo D'alessio che sempre Mario ci regala,grazie per tutto questo e per avermi ricordato così la mia giovinezza.
    toto corde
    amato

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