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mercoledì 25 luglio 2018

America: Justify ufficialmente ritirato in Razza! Ha vinto la Triple Crown 2018...

Il campione e triple crown winner Justify (Scat Daddy), è stato ufficialmente ritirato dalle competizioni. A confermarlo con un tweet la WinStar Farm che ne detiene la proprietà insieme al China Horse Club, ed altri soci, spiegando che il sauro imbattuto non ha superato completamente il contrattempo occorso mentre era in preparazione delle Travers, verso la Breeders’ Cup Classic che sarebbe stato quasi sicuramente il suo ultimo impegno prima dell’ingresso in Razza, avvenuto dunque prematuramente. Pare che dal problema al nodello sinistro non riesca a recuperare pienamente prima di 3 mesi, dunque via libera alla seconda carriera.
Il cavallo allenato da Bob Baffert era riuscito in una grande impresa, vincere il Kentucky Derby senza aver mai corso a 2 anni, sfatando dapprima la così detta maledizione di Apollo, e poi entrando definitivamente nella storia con le vittorie nelle Preakness Stakes e nelle Belmont Stakes, raccogliendo dunque l’eredità di American Pharoah asili tre anni dall’ultima storica conquista.
Justify, un figlio di Scat Daddy, è stato oggetto di grandi attenzioni in prospettiva allevatoria da parte del Coolmore per una cifra, stando ai si dice, vicina ai $60 milioni per assicurarsi i suoi servigi. Per ora non è stato ufficializzato nulla, tranne che del suo ritiro a scopo preventivo per conservazione di un capitale in questo momento inestimabile. La stagione di monta comincerà a Febbraio 2019.
Approfondimenti a seguire.
Intanto riproponiamo il pezzo scritto per la Newsletter dell’ANAC in occasione della sua vittoria nella Triple Crown:
Essere il 13° triple crown winner a soli tre anni dall’ultimo a riuscirci, magari non ti farà entrare nella storia dal punto di vista mediatico come nel 2015. Ma, nella sostanza, Justify è riuscito forse ancor più di American Pharoah a realizzare una piccola grande impresa.

Solo 114 giorni fa, il 18 Febbraio esattamente, infatti il cavallo allenato dalla volpe argentata Bob Baffert era un inedito che affrontava una maiden special weight di Santa Anita come favorito a mezzo e con in sella Drayden Van Dyke, 23 anni, ed astro nascente del galoppo americano. Dopo quella, passando per altri 2 impegni uno crescente all’altro con Mike Smith “the dollar man” a bordo, ha vinto in serie Kentucky Derby, Preakness Stakes e Belmont Stakes sfatando, sempre uno dietro l’altro, in primis il mito di Apollo (datato 1882) che non vedeva nessun cavallo inedito a 2 anni vincere a Churchill Downs, peraltro sul fango, poi in secundis ha sconfitto la nebbia a Pimlico lasciando dubbi sulla tenuta e, nello stesso tempo, quei dubbi li ha spazzati via come con un grosso soffiatore foglie che trovi su Amazon o, meno metaforicamente, a suon di pedate sul “big sandy” di Belmont Park, vincendo come fanno i cavalli buoni. Disinteressato, con aria di superiorità ma professionale, da un capo all’altro.
Sembra abbia fatto sempre questo di lavoro, eppure è giovanissimo come un rookie ma con l’esperienza di un veterano. Pacifico, si presta. Come un vero capobranco, da maschio alpha. Lasciando l’illusione a Gronkowski di poterlo avvicinare. Errore imperdonabile solo pensarlo.
Ora, si capisce, si aprono dibattiti se lui più di American Pharoah sia prodotto dell’estabilshment comunicativo americano, un frullatore che trita tutto ma lascia in pasto il succo, la sostanza. Insomma, è un cavallo di cartone oppure no? L’idea è che lui sia di una categoria ben definita e gli altri.. beh, ben al di sotto, di un paio di spanne, per tutta una serie di motivi. 
Cosa farà ora il saurone volante? Beh, affrontare qualche anziano come minimo, per cementare il suo status e confermare la sua qualità. Anche se non è che ce ne siano tanti in giro di vecchi di spessore. E poi, soprattutto, quando entrerà in razza, dovrà riprodurre come non ci fosse un domani cavalli buoni. Le premesse ci sono tutte e del resto non è che il cartellino da $500,000 siano un caso. Il solito Scat Daddy, con tutta la storiella che abbiamo imparato a memoria nella parte maschile, mentre “sotto” ci sono tutte le migliori premesse. C’è Ghostzapper e c’è soprattutto Pulpit, da A P Indy e soprattutto da Seattle Slew, altro che come lui ha vinto la triplice da imbattuto. Il tutto costruito su un telaio da corazziere.
Basti pensare che il Coolmore ha fatto una mega offerta da $60 Milioni solo per i diritti stallonieri, si dice, ma gente come Teo Ah Khing, ceo del China Horse Club, comandante in capo di una serie di imprenditori che vogliono rimanere anonimi, ha parlato per bocca del gruppo dicendo una cosa come “cala, cala Merlino”, e ci perdonino coloro che non hanno mai visto la Spada nella Roccia, ma non sanno cosa si perdono. Una iperbole incredibile della vita e della ricerca dell’impossibile, nella fattispecie dal sacro Graal, per uno che insegue la triplice, riuscendoci. 
L’architetto Cinese ha predicato calma, insomma. Come a dire, c’è tempo per le trattative. Intanto nelle ore precedenti alle Belmont Stakes, delle quali abbiamo assistito a qualsiasi manifestazione di fiducia espressa, cambi di giubba, dichiarazioni in barba alla scaramanzia tutta nostrana, è spuntato il nome di George Soros quale investitore di un fondo che ha preso il 15% di Justify. E sappiamo che il magnate ungherese, naturalizzato statunitense ed arcinemico di Trump, rispuntato fuori ultimamente anche per la questione finanziamenti alle ONG che recuperano i migranti, non si muove mai a caso. Ma questa è geopolitica, un’altra storia. Quella che ci piace riguarda Justify e la sua incredibile ascesa nell’olimpo dei più grandi. A noi piace veder vincere i campioni. Una incredibile storia americana. Una grandissima storia di ippica.

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