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lunedì 5 novembre 2018

Roma Champions Day, ecco le valutazioni del RPR. Lydia Tesio appeso ad un sottilissimo filo...

Appesi ad un filo. Quelli del Lydia Tesio G1 2018 potrebbero essere stati gli ultimi 2 minuti dell'ippica italiana inserita in un contesto europeo ad un certo livello. Dal prossimo, potrebbe esserci una sedia vuota al posto nostro. 
Qui sotto raccontiamo in un'altra versione la giornata, grazie anche alle immagini gentilmente forniteci da Domenico Savi, fotografo ufficiale di Capannelle, che ringraziamo per la collaborazione.
Si, perchè dalle prime proiezioni delle valutazioni espresse dal Racing Post Rating, che non sono la Bibbia ma sono comunque molto indicativi, è emerso che il valore medio della competizione non varca minimamente la soglia media. 
I rating delle prime quattro, secondo il RPR, è stato di 108+107+103+95= 415. Che diviso 4 fa... non abbastanza. La terza e il non piazzamento di Well Timed ha mandato in vacca il resto, pur considerando che senza una cavalla forte e trainante, in termini di valori, si sapeva sarebbe andata così.
Adesso serve solo capire se un eventuale azzeramento di tutto comporterebbe una repentina reazione da parte degli italiani che, del resto, nella patria del contropiede, sono bravissimi a ripartire quando ci mettono la testa sott'acqua. 
Potrebbe essere in effetti la spia definitiva per il Ministero, prima di mandare all'aria tutto, per capire che seriamente questo è un settore in grado di produrre ricchezza se in qualche modo aiutato con delle leve specifiche. Badate bene: Non soldi distribuiti senza senso, ma una progettualità vera e propria che consentirebbe una ripartenza e, a cascata, una valorizzazione del prodotto italiano, ma per davvero. Vivacchiare, a questo punto, non serve più. Ma siamo sempre più appesi ad un filo, del resto, molto molto molto sottile. Magari servirebbe che, dando per scontato il ritiro in razza di God Given (Nathaniel), pur sempre una sorellastra di Postponed con mamma deceduta recentemente, Nyaleti si faccia un altro giretto da qualche parte, che Snowy Winter non torni dall'ombra in cui era avvolta e Flower Party pizzichi un Gruppaccio 1, ma non in senso dispregiativo, in America. 

Detto questo resta l'ammaliante immagine di Luca Cumani che alza la coppa come Fabio Cannavaro a Berlino, ed un Jason Watson che si è rivelato a Roma nel primo G1 come successe per Andrea Atzeni qualche anno fa. Del resto, il maestro è lo stesso: Luca Cumani, che però lo ha messo in sella per la prima volta proprio ieri. Watson, che solo un anno fa vinceva la sua corsa, è quanto di meglio stia esprimendo ora come ora la scuola britannica tra i giovanissimi. Freddo, abile, intelligente. Se non si smarrirà è molto promettente. Del resto ci vuole coraggio a mettere su uno che non aveva mai montato per lui prima d'ora, nella corsa più importante per chiudere la carriera fatta di 50 G1 in giro per il mondo. Si, perchè Cumani, ha avuto proprio il pregio, prima di tanti altri, di andare a scovare nuove terre e far vincere milioni ai suoi proprietari valorizzando i cavalli e le fattrici, di conseguenza. Un'onda accecante. 
Malino siamo andati nel Ribot vinto da Masham Star (Lawman), al 28° tentativo nel 2018, contateli, su 57 corse disputate in 2 anni di carriera. Del resto, Johnston, o si ama o si odia. Masham comunque è duro e puro ed ha vinto da lontano una corsa mentre gli altri annaspavano. Un bel 103 per lui e gli altri tutti sotto la scrivania. 
Stesso concetto nel Roma GBI Racing che vedrà il suo status reggere senza particolari urti. Va Bank (106), che non è che ci volasse sul terreno, è sfuggito ad Anda Muchacho (102) che si è inabissato lasciando campo aperto a Presley (106) che invece ha come caratteristica quella di non mollare mai ed è sempre li a mordere come un cane. Da rivedere Anda, magari il prossimo anno. Ma Va Bank, con Edu Pedroza, ci ha esaltato. Come del resto il wire-to-wire di Charline Royale (Zebedee), pescata per £8,000 da Gianluca Di Castelnuovo in Inghilterra a Goffs Uk, riuscita a spazzare via i rivali con una prestazione monstre. La 3 anni, fresca, in pista dritta, e sul pesante, è una saetta difficile da battere perchè ha frazione di gamba, parziale infuocato all'inizio e compasso finale per allungare. Se queste sono le premesse per il prossimo anno, allora ne vedremo delle belle. Il RPR le ha dato un 107 davvero interessante!
Standard invece, ma con i 2 anni adesso non è facile, il valore di Atom Hearth Mother (Rock Of Gibraltar), con il suo 102, che ha vinto il Berardelli G3 facendo leva sull'attitudine, sul saper fare distanza, e su una qualità che in effetti è sbocciata in una giornata dove hanno deluso i più attesi che vanno rivisti.

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