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lunedì 4 marzo 2019

+++Capannelle: Sale la tensione! Operaio su palo della luce, minaccia di gettarsi da 40 metri!

Tensione sempre molto alta a Capannelle in attesa di novità sul fronte riapertura dell'ippodromo e di nuovi incontri ed eventuali accordi per il proseguimento dell'attività, al momento lontani.
Nella giornata di domenica c'è stato un dossier molto completo sulla vicenda sulla prima pagina de Il Tempo a firma di Fernando Magliaro, che rende tantissimo l'idea sulla questione. Domani, martedì, sono in programma altre riunioni programmate dalla ANAG, associazione degli allenatori, e da una nuova associazione in procinto di nascere per difendere i diritti del galoppo in Italia.
Ma che la situazione sia rovente lo si evince da molti gesti: Nelle ultime ore un operaio della Hippogroup si è issato su uno dei pali della luce in ippodromo minacciando gesti estremi e sollecitando una risoluzione immediata prima del licenziamento previsto nei prossimi giorni.

Di fatto la diatriba è sempre tra 2 entità, fatta di prese di posizioni e liti "amministrative", che però minacciano seriamente chi è in mezzo tra incudine e martello: oltre 120 lavoratori, senza considerare l'indotto, e 650 cavalli presenti in loco.
Speriamo che, come si dice a Roma, non ci scappi il morto a smuovere le coscienze.
All'ippodromo sono arrivate anche le forze di polizia, ambulanze e pompieri per convincere Enzo, l'operaio in questione, a non portare avanti il progetto di gettarsi da 40 metri se le cose non dovessero andare per il verso giusto. Sulla torre anche un fantino ed un altro operaio.
In attesa di aggiornamenti ecco il video:



INTANTO GIOCONEWS HA RECUPERATO UN DOCUMENTO CHE FA PARTE DI TUTTA UNA SERIE DI CONSIDERAZIONI CHE POSSIAMO FARE A MARGINE DI QUESTA BRUTTA VICENDA. 
NEL 2014 ALCUNI ESPONENTI DEL TROTTO HANNO FIRMATO UN ESPOSTO ALLA PROCURA IN MERITO ALLA PISTA REALIZZATA A CAPANNELLE. TRA I FIRMATARI ANCHE PIERLUIGI D'ANGELO, WALTER FERRERO, LUCA STENDARDO. QUI SOTTO L'ARTICOLO DI GIOCONEWS:

PER SCARICARE L'ESPOSTO CLICCARE SU QUESTO LINK.

Nel 2014, parte della la filiera ippica presentò esposto su corrispettivo annuo del Mipaaft a Capannelle e concordato del Comune di Roma.
I “mali” dell'ippica vengono da lontano. Lo abbiamo detto più volte.
Un assunto che vale per la crisi generale del settore, compresa la vicenda relativa all'ippodromo di Capannelle, al centro della contesa fra Comune di Roma e gestore Hippogroup.
Spulciando fra le carte infatti si scopre un esposto indirizzato a Mipaaft, Mef, Corte dei conti, Procura della repubblica al tribunale di Roma, Guardia di finanza e Comune di Roma, già ai tempi della giunta capeggiata da Ignazio Marino, nel 2014: oggetto del contendere il corrispettivo erogato dal ministero per supportare il recupero del trotto dopo la chiusura di Tor di Valle ogni anno e non una tantum, in deroga alla convenzione applicata verso le altre società di corse, con una evidente disparità di trattamento.

Tale esposto, presentato da Unione proprietari trotto, Federazione nazionale trotto, Ippodromi meridionali, Ippodromi partenopei, Associazione nazionale cavallo trottatore, non era specificatamente contro Capannelle in sé, ma finalizzato solo a interrompere il finanziamento discriminante verso gli altri ippodromi italiani, perché contrario alle modalità di erogazione delle risorse.
Prima di presentarlo, i soggetti coinvolti hanno più volte evidenziato, per un anno e mezzo, ai dirigenti del Mipaaft dell'epoca che tali modalità di erogazione non erano in linea con dettami della legge e che andava riscritto sistema di finanziamento degli ippodromi.  


Tale esposto, che segue quello proposto alla Corte dei conti dal gruppo consiliare del Movimento 5 stelle nel giugno 2014, evidenzia che gli atti del Comune “appaiono gravemente illegittimi e forieri di un indubbio danno erariale”. In particolare “gli atti di rinegoziazione dell'originario affidamento del 2004 sono in evidente violazione con i principali generali ostativi alla rinegoziazione successiva alla procedura di evidenza pubblica delle condizioni economiche di affidamento, ai sensi del T.U. 163/2006”.


Secondo gli obblighi di corretta gestione del denaro pubblico, si legge ancora nell'esposto, il Comune avrebbe “dovuto altresì procedere ai sensi dell'articolo 5 del disciplinare di convenzione del 2004 alla risoluzione del rapporto con la Hippogroup stante la morosità della medesima nel pagamento dei canoni di concessione, protrattasi ben oltre il termine di mora convenzionalmente stabilito in due mesi ed assorta alla somma eclatante di oltre 8 milioni di euro: il Comune ha tollerato illecitamente la mora e ha, addirittura, 'novato' la convenzione con il predetto soggetto rinunciando per effetto dell'intervenuto concordato ad una quota parte del canone di concessione, mai versato, con inevitabile pregiudizio per le casse comunali”.


Per quanto riguarda il Mipaaft, ricorda ancora l'esposto, dopo il fallimento della società di corse titolare della gestione dell'ippodromo Tor di Valle, Hippogroup nel 2013 “ha richiesto la riattivazione della convenzione già in essere per il trotto a mezzo di assegnazione in deroga rispetto al sistema di determinazione del corrispettivo impianti delle somme già convenzionate con l'ippodromo Tor di Valle per l'anno 2012.
Tale singolare proposta è stata accolta dal Mipaaft con decreto del 5 agosto 2013 con riconoscimento alla società istante dell'accreditamento dell'organizzazione per le corse al trotto per l'ippodromo di Capannelle” che stabilisce la remunerazione – con l'attribuzione dei corrispettivi corse e riprese tv – di un importo annuo in misura fissa pari a 1.600.000 più Iva.
Con successivo decreto del 7 agosto 2013 lo stesso Mipaaft prendeva atto della convenzione nelle more intervenuta con la società Hippogroup impegnando per l'anno 2013 la somma di 645.333.000 euro a titolo di corrispettivo impianti a favore della società controinteressata.
Tale atto prevede l'obbligo di completare l'investimento per la nuova pista di trotto entro il 2014, un corrispettivo impianti annuo fisso per le società di corse di 1,6 milioni di euro, il riconoscimento del corrispettivo impianti anche per il 2013 a far data dall'avvio della costruzione della pista di trotto.
Secondo l'esposto la “stipula di tale convenzione è avvenuta senza menzione alcuna della sussistenza di un concordato preventivo, di un piano concordatario e della relativa autorizzazione del commissario e del tribunale fallimentare di Roma”.


Cio premesso, gli ippici “invitano e diffidano il Comune di Roma e il sindaco a voler procedere all'immediata sospensione di efficacia delle delibere” con cui sono stati approvati il concordato preventivo proposto da Hippogroup relativo sia alla decurtazione al 25 percento del credito vantato dal Comune di Roma sia alla riduzione di oltre il 50 percento del canone di concessione (fra il 2011 e il 2013, ai tempi in cui era sindaco Gianni Alemanno, Ndr), la ridefinizione del canone di concessione a 66mila euro annui dopo l'assunzione a proprio carico dell'organizzazione dell'arttività di corse al trotto, i lavori di manutenzione straordinaria consistenti nella trasformazione della pista di galoppo ad ostacoli in pista di trotto, contestualmente disponendo l'onere del Comune di successiva collaudazione di tale impianto e “attivazione del procedimento di autotutela stante l'illegittimità evidente sopra censurata e il grave e reiterato danneggiamento delle casse comunali scaturente dalla improvvida riduzione del canone concessorio dal 2011, contestualmente disponendosi la decadenza della società Hippogroup dalla concessione”.
Inoltre, si legge ancora nell'esposto del 2014, “invitano e diffidano il Mipaaft, unitamente al direttore del dipartimento delle Politiche competitive della qualità alimentare della pesca e del dicastero a voler immediatamente sospendere ogni e qualsivoglia ipotesi di congelamento del sistema di retribuzione delle società di corse, contestualmente procedendo all'annullamento in tutto o in parte dei decreti dirigenziali del 2013 per la parte a cui attribuiscono risorse a alla società Hippogroup Capannelle Roma illecitamente sottraendole alle altre società di corse, con inevitabile sussistenza da un canto di aiuti di Stato illegittimi in favore di un imprenditore ippico, dall'altro di una chiara e innegabile alterazione dei principi del libero mercato e della concorrenza per effetto delle condizioni di favore accordate alla predetta società”

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