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venerdì 29 maggio 2015

L'angolo del ricordo, 2: Ci ha lasciato Gaetano Angellotti, Mario Berardelli lo ricorda per concessione di Trotto & Turf.

Venerdì pomeriggio alle corse. Il derby è alle spalle e cosi le altre classiche compresi i grandi appuntamenti della primavera romana. La giornata scorre via sonnecchiosa, ci si mette anche il maltempo, tra poco tocca a Milano con tutte le sue pattern . Mentre una corsa , come le ciliegie, tira l’altra un po’ nella routine ecco che arriva una notizia che anche se era nell’aria non avresti mai voluto ricevere o conoscere. Se ne è andato anche Gaetano Angellotti. Era malato da tempo, da almeno un annetto non lo si vedeva se non molto raramente, lui che non bucava mai un pomeriggio alle corse. Quante giornate , una dietro l’altra tra Roma, Napoli, la sua Agnano, e Grosseto che gli fu in un certo senso fatale con molta sfortuna ma dove tornava sempre. I suoi tre ippodromi, logicamente la base è sempre stata Roma. Gaetano era una persona per bene e detto nell’anno di disgrazia 2015 suona ironico....
Invece è un termine che per Gaetano aveva ancora il suo valore, il principale perché questa era stata la sua educazione. Quella che aveva ricevuto da papà Angelo che era stato per diversi anni nel team di Luigino Regoli e poi si era messo in proprio, la famosa giubba gialla e rossa che fu ad esempio tra i tanti di Sole Mio che vinse l’Albano. Quando Angelo, un profondo conoscitore di cavalli, lasciò la professione è stato naturale per Gaetano continuare sulle sue tracce. Sempre sul vialone di Capannele, una delle ultime scuderie sulla sinistra prima di arrivare a quelle in fondo che furono appunto di Luigi Regoli e poi di Armando Renzoni e Roberto Brogi. Quella fetta di Capannelle è stata per sempre il suo piccolo regno, una decina di cavalli magari anche qualcuno in più ma non tanti. Profondo uomo di cavalli, Gaetano li sapeva rispettare, con lui i cavalli, pensate a Before the Start, duravano in eterno. 
Prima di essere trainer Gaetano è stato uno dei più eccezionali gentlemen in circolazione. I suoi duelli con Paolo Bugattella o con Riccardo Menichetti erano all’ordine del giorno. In sella era straordinario, un sesto senso incredibile, sentiva il traguardo come pochi e tra Roma ed Agnano e anche Grosseto faceva man bassa di vittorie (la mamma era la sua prima e appassionata tifosa) fino a quando fini rovinosamente e sfortunatamente a terra al Casalone e li la sua avventura come cavaliere dilettante terminò nel peggiore dei modi. Non l’amore per i cavalli, fu naturale assecondare ancora di più papà Angelo in scuderia , anzi fu obbligatorio prendere la patente e pian piano sostituirlo. Gaetano era la gentilezza personificata, mai un urlo, mai una prepotenza, sempre la educazione prima di tutto. La sua figura costituisce quella ossatura indispensabile per il nostro turf, gente seria e preparata di cui abbiamo tanto bisogno e in numero notevole. Caro Gaetano quante chiacchiere insieme, fin dai tempi dell’Angi e della prima passione, delle trasferte quando non si correva a Roma. Siamo tutti un po’ più soli adesso , più che mai papà e mamma a cui va il nostro dolce pensiero. Possono essere fieri del loro Gaetano, prima di tutto un signore a cui non si poteva non volere che bene.
Mario Berardelli.

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