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sabato 12 gennaio 2019

Francia: I Gilets Jaunes bloccano anche le corse a Chantilly, almeno 1000. Un esempio da seguire?

Intanto in Francia continua la protesta dei "gilets jaunes", giunta all'ottavo sabato. Questa mattina un migliaio di rappresentanti si sono riuniti fuori dall'ippodromo di Chantilly che hanno successivamente occupato di fatto facendo ritardare le operazioni delle corse di almeno 30 minuti. 
Si parla di un ritardo che si protrarrà ancora, dunque almeno un'ora per le corse di quest'oggi. Sottolineiamo questo aspetto perchè, benchè mossi da motivazioni certamente più alte di quelle nostrane, questo è un movimento spontaneo nato con l'intenzione di smuovere le coscienze. 
Nelle ultime ore è nato un movimento ugualmente spontaneo che riguarda gli ippici che hanno a cuore la situazione Capannelle. Lunedì manifestazione di fronte alla sala peso di Capannelle alle ore 11,00. Prevista ampia partecipazione. Qui sotto la situazione in Francia. 




CHI SONO I GILETS JAUNES: Il movimento è nato sui social network e poi ha organizzato manifestazioni in tutto il Paese. Le proteste sono partite dall’aumento dei prezzi del carburante, ma si sono poi estese alle questioni sociali e alle critiche contro le scelte del governo di Macron
Un movimento spontaneo di protesta, nato dal basso e arrivato nelle strade di centinaia di città francesi, fino a richiamare l'attenzione di Emmanuel Macron. È quello dei “gilet gialli”, cittadini in rivolta contro l’aumento dei prezzi del carburante. Il loro simbolo è il giubbino indossato all’esterno delle auto in caso di incidenti. E il loro messaggio è chiaro: rivendicano visibilità e lamentano di non essere abbastanza considerati dalle politiche governative. In particolare, si tratta della Francia rurale, delle campagne, che si sente abbandonata dallo Stato, si legge su Le Monde. Le proteste hanno portato l'Eliseo ad aprire un dialogo sulle questioni sociali, ma il movimento intanto si è spaccato tra la parte più moderata - e favorevole all'intesa - e quella che invece vuole protestare a oltranza.
La nascita della protesta
L’iniziativa è nata sui social network dove una signora fino a poco tempo fa sconosciuta, Jacline Mouraud, ha postato un video che ha totalizzato sei milioni di visualizzazioni. Nel video Jacline ha chiesto a Emmanuel Macron “quando il governo la smetterà di accanirsi contro gli automobilisti”, facendo riferimento all’aumento delle accise sulla benzina. Mouraud, che vive in un paesino della Bretagna e utilizza la sua auto diesel per spostarsi ogni giorno, ha poi lanciato una provocazione che contrappone i ricchi cittadini ai francesi che abitano nelle campagne: “Voi potenti che siete nelle città la fate facile, tanto siamo sempre noi a pagare”.

Le critiche al governo e l’inizio delle manifestazioni in strada
Al centro delle proteste, il piano per aumentare le tasse sui carburanti in Francia. Ma anche le critiche per la diminuzione della velocità a 80 chilometri orari sulle strade statali, l’incremento dei controlli e dei pedaggi, l’inasprimento dei requisiti per i collaudi. La protesta, nel giro di un mese, si è poi allargata a una più generale critica al governo per il costo della vita e il calo del potere d’acquisto. Dai social la manifestazione è passata alla strada il 17 novembre 2018, quando il movimento si è dato appuntamento per le manifestazioni in circa 600 città francesi. A sostenere l'iniziativa, anche alcuni leader politici di destra e sinistra: da Marine Le Pen (Rassemblement national) a Jean-Luc Mélenchon (France Insoumise). La mobilitazione è però iniziata con un evento tragico: una donna è stata uccisa da un’auto che ha forzato un blocco stradale in Savoia, nel Sud del Paese.

L'intervento di Macron
Dopo le prime giornate di scontro, Emmanuel Macron ha deciso di mediare. A inizio dicembre il presidente ha annullato l'aumento della tassa sul carburante per tutto l’anno 2019. Una mossa in extremis, la sua, per cercare di calmare le proteste, ma che non ha interrotto le manifestazioni. Il 10 dicembre Macron allora si è rivolto alla nazione, con un discorso televisivo. Il presidente francese ha definito la collera dei gilet gialli in un certo senso “giusta”, e ha promesso di aumentare “il salario minimo nel 2019”. Le promesse dell'Eliseo non hanno però accontentato tutti.

Le proteste e le tensioni dei gilet gialli
Le proteste sono andate ancora in scena in diverse giornate e in tutte le regioni, dalla Normandia alla Costa Azzurra, passando per Parigi, che è stata la città più colpita dagli scontri, con blocchi e mobilitazioni (FOTO). Proprio i blocchi autostradali creati dai manifestanti hanno anche causato diverse vittime fra automobilisti e motociclisti, coinvolti in incidenti. I gilet gialli, intanto, si sono divisi in due: da una parte la frangia più moderata, aperta al dialogo con il governo, dall'altra quella oltranzista che vuole continuare a scendere in piazza e a cui appartiene uno dei portavoce più popolari del movimento, Eric Drouet.

Eric Drouet, il camionista di banlieu portavoce del movimento
Drouet, 33enne camionista di banlieu, tra i più attivi sui social network, è uno degli esponenti di spicco del gruppo di chi non è intenzionato a mollare. Definisce quella dei gilet gialli come un'iniziativa "popolare" e totalmente apolitica". Arrestato dalla polizia francese nella serata di mercoledì 2 gennaio, con l'accusa di aver organizzato una protesta non autorizzata nel centro di Parigi, vicino all’Arco di Trionfo, è stato poi rilasciato. Era già stato fermato il 22 dicembre, questa volta con l'accusa di detenzione di arma impropria (un bastone). In entrambi i casi i suoi arresti hanno suscitato polemiche e critiche al governo francese

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