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giovedì, maggio 28, 2020

La riapertura di Milano: Ricominciare era necessario...di Marco Vizzardelli per concessione di Ippica Biz. Il racconto della riapertura

Nella foto, cavalli in pista a San Siro per la prima a porte chiuse.
Ricominciare era necessario ed è stata una vittoria degli ippici. Ricominciare è un atto di fede, di passione e di professionalità da parte di tutti gli operatori e occorre, anzitutto, non cedere alla tentazione del mugugno sulla “griglia” che, per forza e per ora, è imposta a tutti noi: il rispetto del protocollo per poter operare e perché le corse vivano. 
Il San Siro della riapertura era, ieri, l’espressione visiva della drammatica contraddizione che, almeno per un certo tempo, ci è richiesto di vivere: cioè, l’ippodromo, per natura, luogo di convivio, trasformato dalla necessità in luogo di costrizione. Il parco di San Siro, fra l’altro ben tenuto e ben presentato, prati curati, la pista un biliardo, appariva più bello che mai. Ma struggente e inquietante nelle vistose transennature, nella presenza degli addetti al rispetto delle norme, nei continui controlli alla posizione delle mascherine sulla faccia, nella chiusura di quasi tutti gli spazi, nell’assenza quasi totale di rifornimenti idrici ai presenti (le temperature gradualmente si alzano), nella necessità , per il proprietario con cavalli in corsa, per i giornalisti non “interni” (non più di 4 in totale, per giornata), di vedere poco e maluccio le corse osservando i cavalli al tondino dallo spicchio di territorio adiacente il “bar del tondino”. 

Alcune sedie poste lì, più alcune file di poltroncine messe (in ombra, per fortuna e con relativo fresco) sotto l’area-scommesse inutilizzata. Nessun accesso alle tribune se non sull’altana a pianterreno (anche zona-toilette) della grande tribuna per il pubbblico del recinto principale. Inaccessibile la tribuna proprietari, chi è registrato (gentile ed efficiente Dario Martucci, per Snai San Siro) può sostanzialmente stare al dissellaggio (forse, una maggior apertura di spazi, risulterebbe utile anche ai distanziamenti, visto che il luogo è enorme) e sortire nei pochi “spicchi” di territorio disponibile andando a vedere le corse (in alternativa agli schermi) a bordo- pista, sul traguardo, dove però batte il sole. 

Le corse erano 10 spalmate in ben 6 ore, ed “è lunga” arrivare in fondo al pomeriggio, anche se il convegno di riapertura era tecnicamente di buon livello. Negli occhi di un po’ tutti i presenti, emergenti dalla mascherina, la soddisfazione per il conquistato inizio ma anche un senso di malinconia, di sforzo per la situazione, richiesto a tutti. A questo proposito, sappiamo che qualche blog ha evidenziato un ritardo accumulatosi dopo le prime tre corse. Da presenti all’ippodromo per redarre questo scritto, mette conto affermare che a) i 3 anni in campo nelle prime corse apparivano, mediamente, piuttosto frastornati dal clima della corsa, e molti di loro erano inediti o seminediti, con i relativi problemi di adattamento e allungamento dei tempi; b) al tondino del Premio dei Laghi, terza corsa, Sergio Urru ha ricevuto un calcio alla coscia sinistra da un cavallo, per fortuna di piatto sulla parte “carnosa” della coscia medesima, Sergio è un duro e si è ripreso nel corso del pomeriggio, ma la sostituzione con Walter Gambarota in sella a Queens Blade ha portato alla mezz’ora di ritardo, peraltro dimezzato (segno che l’organizzazione ha funzionato) dall’ottava corsa in poi. Le corse (noi qui ci occupiamo dei 3 anni). Partenza lanciatissima per due allenatori: Nicolò Simondi e Bruno Grizzetti. A Simondi si devono due novità di forte impressione. Ha aperto i (per così dire) giochi con Masterwin dirompente nel Premio Razza di Besnate, 2000 metri in pista media. Sauro ancora verde nell’aspetto e nei modi ma di notevole struttura, il “Mastercraftsman” della Scuderia Allegria in retta d’arrivo ha sbaragliato il campo (strabattuti Star of Pisa e Bogogno) con una poderosa progressione orchestrata in sella da Giulio Chioffi. “E’ un soggetto che mi aveva fatto disperare ad inizio di carriera - il commento di Nicolò - perché in corsa non rispondeva agli ottimi esiti dei lavori. Non sapevo bene cosa aspettarmi stavolta, ha stupìto e impressionato anche me, avevo programmi in handicap ma forse, sull’esito di oggi, dovremo rivederli alzando la mira>. 
Altro giro altra Simondi nelll’Alberto Zanoletti, sempre 2000 metri per femmine in eventuale odore di Oaks: qui addirittura l’inappuntabile Niccolò ha inviato (mediante Claudio Colombi, per casa Parri) a traguardo in solitudine una debuttante, Auyantepui, poderosa grigia da Night Thunder affermatasi per dispersione su due avversarie, Fuoriserie (al ritorno da debutto stravincente) e una Norohna (sempre Simondi, per Christian Troger) piazzata di Campobello e Berardelli, da rivedere in quanto finita bene dopo notevoli problemi di traffico incontrati in retta alla difficile ricerca di spazio. “Debuttava ma mi aspettavo la prestazione - le parole del trainer - , al mattino nessuno le tiene dietro”. E Colombi ha confermato: “Ottima impressione, in retta mi ha viaggiato come avesse sempre da spendere, è un buon segno”. 
Simondi ha poi completato il suo triplo con il 4 anni Brasilian Man (ancora Colombi, per Diego Romeo, che ci ha dichiarato la soddisfazione per la forma ed il lavoro del suo trainer). Capitolo Grizzetti. Faccio Io, la 3 anni della Blueberry laureata dell’Eupili, è rientrata alla grande siglando di slancio e per distacco il Premio dei Laghi sull’ardente (e sudatissimo) compagno di training Travelling Well e una Polar Billy finita bene dopo disagio valutato dai commissari. “E’ una buona cavalla” ha detto Bruno, mentre Isabella Bezzera rifletteva sul futuro. “Se l’è cavata bene sui 1100 metri un po’ brevi per lei, ne vorrebbe qualcuno in più, si potrà valutare se tentare il Regina Elena, in fondo nel Domello non corse male. Oppure rimanere in pista dritta, possibile opzione il Nogara”. A Grizzetti, che ha tutta una storia di invii alla classica sul miglio dopo rientro sullo sprint, la decisione tecnica. 

Bruno ha completato il suo triplo con i 4 anni Siang e Cima Fire. “Acquisto felice a Tattersalls” ci ha detto l’appassionato Enrico Zibellini della sua Moorland Spirit (training Angelo Mattei), imprendibile per Salutatutti e Presidential Sweet nella maiden femminile sui 2000. “Del resto, anche se la quota era alta, la valida statura emnersa nelle prestazioni inglesi suggeriva possibile un rilievo in una nostra corsa di questo tipo”. 

Per noi di fede ostacolistica, battito di cuore, ricordando papà Guido i giorni belli della gioventù, nel vedere al traguardo la giubba biancorossa con croce di Lorena. Infine, il Gardenghi, 1800 metri per debuttanti. “Rungie è verdissimo, e si è dovuto arrangiare sul passo per mancanza di un leader mentre per indole sarebbe portato a venire sugli avversari. Ma avere in sella Fabio Branca in situazioni di questo tipo è una garanzia di buon esito” . E Fabio ha “amministrato” da par suo l’immaturità del bel baio della Dormello Olgiata, aiutandolo perfettamente a riprender tono sul pressing di Losak, Nayleaf e Newlor in un arrivo a grappolo completato, a ridosso, da un Fortunino, da rivedere in schema più propizio, quinto ma, ad occhio, almeno “piazzato morale” e seguito con emozione da Davide Livermore, presente sul campo: “in questo clima da Fine del mondo” ha commentato il regista- ippico, mentre lo stesso Fabio Branca, nella sua sincera simpatia di sempre, chiosava: “Ho montato e vinto, ma farlo nell’ippodromo a porte chiuse è surreale: è la prima volta che il mestiere che adoro mi sembra davvero un lavoro!”. Così è per tutti noi, così ci è richiesto: resistere, resistere, resistere. Tornerà il pubblico, torneranno gli abbracci, tornerà la gioia delle corse. 
MVIZ

2 commenti:

  1. Era ora finalmente.Per gli appassionati una buona notizia.Adesso deve essere consentito l'accesso agli appassionati.San Siro ha degli spazi tali da garantire il rispetto del distanziamento.Un consiglio: puntualiata' e sportivita'per dare un segnale di una nuova immagine dell'ippica.

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