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giovedì, aprile 09, 2020

Coronavirus: La FDA americana ha approvato e verificato che l'ivermectina inibisce la replicazione di SARS-CoV-2 in vitro

Nella foto una riproduzione grafica del Coronavirus Covid-19.
Nei giorni scorsi abbiamo parlato di uno studio portato avanti da un gruppo di ricerca della Monash University in collaborazione con Royal Melbourne Hospital (Australia) e che ha dimostrato che una singola dose di Ivermectina, noto prodotto utilizzato contro infestazioni da pidocchi del capo, scabbia e altre patologie da parassiti, può uccidere il SARS-CoV-2 in 48 ore.
L’Ivermectina è un farmaco approvato, usato e disponibile ovunque come antiparassitario. Nel nostro mondo dell'ippica lo conosciamo bene in quanto comunemente considerato uno dei principi attivi del vermifugo. 
Ma come funziona? In poche parole il Sars-CoV-2, così come altri virus, si lega alle cellule e riesce a fermare i naturali meccanismi di difesa, infettandole. Ma se “qualcuno” corregge questa dannosa capacità il gioco è fatto: l’infezione si arresterà subito. 
Vedremo cosa accadrà in futuro ma intanto la FDA, cioè la Food and Drug Administration, l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceuticie che dipende dal Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti d'America, ha approvato attraverso uno studio tale possibilità che sia veramente così ed ha approvato e verificato che in effetti il farmaco Ivermectina inibisce la replicazione di SARS-CoV-2 in vitro.
Il tutto è pubblicato anche sulla la rivista scientifica "science direct", raggiungibile al sito https://www.sciencedirect.com/.
Alleghiamo tutto il documento dello studio per una maggiore diffusione, cliccando su questo LINK. Lo studio è a cura di Leon Caly, Julian D. Druce, Mike G. Catton, David A. Jans, Kylie M. Wagstaf.

Ma altre nuove sperimentazioni stanno partendo, come il progetto di ricerca tra Toscana Life Sciences di Siena e l'Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani di Roma: l'obiettivo è clonare gli anticorpi monoclonali da pazienti convalescenti partendo dal loro plasma per sviluppare una cura ed un futuro vaccino.
L'approccio dell' utilizzo del plasma di pazienti guariti è stato già messo in pratica in Cina con prime evidenze positive. Altra tipologia di farmaci utilizzata 'off label', ovvero fuori dall'indicazione originaria, è rappresentata da alcuni antimalarici. È stato infatti di recente inserito a carico del Ssn l'uso off label di clorochina e idrossiclorochina, che mostrano dati preliminari di potenziale attività antivirale. Inserito nella lista dei farmaci erogabili pure l'interferone beta 1-a con l'indicazione 'Trattamento di supporto dei pazienti affetti da Covid-19'. Tuttavia, in un momento in cui «vengono continuamente resi noti nuovi dati per lo più incompleti - sottolinea l'Aifa - le nuove evidenze possono imporre alcune modifiche rispetto alle decisioni assunte solo poche settimane fa».

In particolare, l'Aifa avverte come in questo momento si ritiene dunque opportuno non raccomandare l'associazione di idrossiclorochina e lopinavir/ ritonavir o darunavir/cobicistat (altra combinazione anti-Hiv) poichè «a fronte di evidenze ancora incerte di un miglioramento dell'efficacia a seguito della combinazione, i dati indicano un rischio di potenziamento degli effetti tossici». Intanto, L'Aifa sottolinea all'ANSA di essere al lavoro per evitare carenze di farmaci in questo periodo di emergenza e che attuerà iniziative mirate contro, in particolare, la carenza di antivirali come l'idrossiclorochina, utilizzata anche per il trattamento del Covid-19, ed i farmaci ospedalieri per le rianimazioni.

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