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mercoledì 30 maggio 2018

Cultura: Il 2018, un anno memorabile. Tanti gli anniversari da ricordare, Mario Berardelli ci racconta il "magico"...8

Mario Berardelli ci regala sempre delle perle memorabili di cultura e conoscenza. In questa occasione ha voluto donarci un bel pezzo che racconta come il 2018 sia un anno che si presta al ricordo, alla memoria e all'omaggio di moltissimi anniversari di campioni che sono nati o hanno reso immortale la loro esistenza, perchè protagonisti in un anno che finisce con... il numero 8. 
Una sorta di stella polare. Tony Bin (nella foto), Tisserand, Nearco, Apelle, Signorinetta, Molvedo, Affirmed, Tenerani, Carlo Ferrari..sono solo alcuni dei nomi celebri e le storie che Mario ha voluto raccontare e che hanno scolpito nella leggenda questo particolare numero che, tu guarda un pò, assomiglia molto al simbolo dell'infinito. Come se il destino avesse voluto giocare con la storia. Non solo in Italia, ma anche in Europa, ma in generale nel mondo del turf. Non resta far altro che ringraziarlo ed augurare ai seguaci di Mondoturf, una buona lettura!
MBER. Anniversari! Potremmo anche dire Tradizione, Memoria, Radici, forse ancora meglio Cultura. Ogni anno, volendo, possiamo trovare, affondando la nostra ricerca nel passato, tante ricorrenze per soddisfare la nostra passione. Accade quindi anche in questo 2018 e per tre volte, almeno, possiamo dire che gli anniversari meriteranno adeguato approfondimento. Gli altri ci divertiamo qui a ricordarli, ognuno poi avrà i suoi da aggiungerne.
In occasione del prossimo Gran Premio di Merano ricorre il sessantesimo anniversario del trionfo di Spegasso nella massima prova del nostro ostacoliamo. Non solo, Carlo Ferrari ha appena compiuto 80 anni quest’anno (se volete sono anche 50 anni dalla sua vittoria con Hogarth nel Derby e nessuno, immaginiamo, può vantare un doppio simile al mondo).
Il campione, eroe wagneriano capace di lanciare il cuore oltre il traguardo per andarvi a morire (Steeple delle Capannelle) merita ogni fastosa e gioiosa celebrazione da estendere anche al team che fu quello della Mantova. Quando si disputerà l’Arco di trionfo saranno trenta anni dalla gloria di Tony Bin che resta indimenticabile nella memoria di ogni vero appassionato, lui e tutti i suoi meravigliosi uomini.
Del resto proprio in quel magico 1988 Tisserand vinceva il suo derby (primo made in Italy dalla apertura a tutti) battendo Carrol House che, per noi caspita, trionfò nell’Arco, l’anno dopo Tony Bin che fu secondo anche l’anno precedente. In tre anni la corsa degli Italiani come negli anni 50 (Nuccio secondo e primo, Ribot, due volte primo, Molvedo e Prince Royal vincitori) e tra la fine dei venti e inizio trenta con Ortello e Crapom. Abbiamo detto radici, appunto. Si, sono trascorsi 80 anni dalla vittoria del cavallo dei due secoli (Nearco), dal lavoro pazzesco con Ursone e Bistolfi e, logicamente, dal pomeriggio fatato di Parigi che seguiva 12 mesi dopo quello stupendo di Donatello runner up.
Tesio, sempre Tesio, solo Tesio, il Turf è lui. Per il figlio di Pharos (forse il cavallo voluto dal Senatore fu Niccolò, altro anniversario visto che nacque nel 1938, il cavallo nato per la Gold Cup, per avere il quale inviò Nogara a Coronach ma la guerra lo confinò in patria o in Germania. Attenti che fu un grande come del resto un altro confinato come Orsenigo. Botticelli mise le cose a posto) 14 affermazioni su 14 tentativi per Nearco con due pazzesche sequenze (oggi qualsiasi allenatore sarebbe lapidato via web) ravvicinate. A due anni Nazionale, Gran Criterium, Tevere e Chiusura. A due anni, pensate e quasi in un mese abbondante. A tre poi e in due mesi: Parioli, Filberto, Derby, Italia, trial con Ursone e Bistolfi, Milano e Parigi. Il Mago poteva.
Sapete che 110 anni orsono Signorinetta vinceva (unica allevata diciamo italiana) il Derby di Epsom? Non solo, a due giorni di distanza, prodigio, si laureava anche nelle Oaks. Ci riuscì, ci sembra, solo Fifinella. Tra l’altro la nostra lo fece contro 17 e 12 avversari. La cosa incredibile è che queste furono due delle sole tre vittorie nella vita. Presente al momento giusto e nel posto giusto. La storia è bene nota: Odoardo Ginestrelli pensava di aver subito un torto (ci sembra una retrocessione mancata ), prese il suo materiale e se ne andò dall’Italia a Newmarket, pensate un po’.
In ogni caso l’Italia seppe poi assicurarsi il consanguineo Signorino, pilastro del nostro stud di quel periodo. (si, è quello del premio listed). Crediamo meno anzi nulla alla storia dell’amore, balle. Quando Signorina, la madre e in calore, stava per essere portata, allora a piedi, al vicino allevamento per essere coperta incrociò Chalereux. Non fu amore ma sessualità animale libera che in un allevamento capita di continuo se non si sta attenti. Anche li furono attenti ma, visti i sintomi e qui sta la genialità “eduardiana”, Ginistrelli, presente, disse … fermi tutti diamogli questo stallone. Con buona pace di tutti noi che abbiamo studiato pedigree per una vita.
Nel 1928 ebbe termine la lunga carriera di Apelle, uno dei primi internazionali del Senatore che oltre al derby e all’immancabile Milano (la corsa, per Tesio, allora sui 3000) fece suo Criterium di Maison Laffitte, Coppa sempre di Maisons Laffitte e persino le Coronation Cup, una volta che il mago lo ebbe venduto. Perché, attenti, per il Mago tutto era sempre in vendita al giusto prezzo e condividiamo. Lui fu il primo grande meraviglioso mercuriano del nostro turf al contrario di Scheibler, ad esempio ma il discorso si farebbe lungo. Qui dobbiamo parlare di anniversari e non di altro anche se, immaginiamo di essere con voi dinanzi al caminetto, vien voglia di toccare mille argomenti.
Giuseppe Sciuto stupendo appassionato ci ricorda che 40 anni fa maitre Andrè Fabre sellò il suo primo vincitore, tale Queen of Tracy ad Auteuil e fino al 1984 il maestro alternò ostacoli con piano. Nel 1968 nascevano due monumenti del turf: il Brigadiere e Mill Reef. Che meraviglia e che ricordi, sono anche alla vostra portata su you tube. Il capolavoro di John Hislop (ci scrisse anche un libro, dopo però) in pista è stato spaziale, immenso, forse il Campione per eccellenza da 1000 fino ai 2400, (con Ribot e Sea Bird in quei trenta anni) un filo fortunato quanto a rivali in quelle King George ma ci arrivò. 144 fu la valutazione del Racehorse. Per lui Middle Park, Ghinee, Sussex, St James Palace, due volte le Champion, Eclipse, Queen Elisabeth, Lockinge e Prince of Wales. Amici tutti in piedi per la standing ovation. Il momento più alto le Ghinee quando asfaltò Mill Reef e My Swallow. Oscar alla regia a Dick Hern, migliore interpretazione al sommo Joe Mercer. Il Brigadiere in fondo è la dimostrazione che nel turf puoi farcela anche con due lire ma devi però avere una fortuna immensa. Tralasciamo la notte buia di York e i suoi fantasmi. Celebriamolo insieme al rivale gigantesco perché tale fu Mill Reef, ben altro pedigree (infatti in razza non ci fu partita mentre in pista il Racehorse gli diede 141) e che score: Dewhurst, Epsom derby, Eclipse, King George, (lo seguì il nostro Ortis e sappiate che in quegli anni 70 quando le King erano la Corsa noi, si d’accordo fu Carlo Vittadini, dopo Ortis la vincemmo con Grundy e due volte fummo in piazza nei tre con Orange Bay) Arco di Trionfo, Ganay e Coronation quando lasciò in pista il pastorale ma fu salvato per la razza. Perse anche da My Swallow un inutile Papin, pazienza. In razza vanta, pochissimi possono, la sequenza derby di Epsom per se stesso, per il figlio Shirley Heights (ecco un altro anniversario: 40 per il pupillo di Lord Halifax, esatto quel Lord Halifax fortunatamente piallato da Winston Churchill nel 1940) e poi Slip Anchor figlio di Shirley. Mill Reef (Mellon fu il magnate allevatore e proprietario, Balding il trainer, Geoff Lewis in sella) fu emblematico della grande sfida, vinta, dal turf americano sul mondo. Dobbiamo ammetterlo. Esattamente in quegli anni il turf Usa mise il suo marchio sui pedigree a venire dello sviluppo della razza (quasi tutti grazie a Northern Dancer) ma al momento moltissimo grazie anche a Nasrullah e progenie da cui, via Never Bend, derivava Mill Reef. Vero ma tutti discendevano e discendono ancora da lui, da Nearco e non dimenticatelo. Siatene fieri, orgogliosi e meritatevelo.
Nel 1958 è nato Molvedo, il capolavoro di Enrico Arcari per conto di casa Verga, leggi Ticino. Anche qui il fato ci mise del suo perché il Dottore aveva scelto Staffa che non potè essere coperta e quindi inviò Maggiolina che era una Nakamuro quindi sangue di Nogara. E’ ovvio, lo sapete tutti, che il padre fu Ribot. Per Molvedo una sola sconfitta, incredibile, nel Nazionale dietro Adrasto e Bella Bè. Per lui niente classiche come per il padre, strano destino, ma Gran Criterium e Jockey Club ( su Rio Marin) oltre ovviamente al Deauville e all’Arco dinanzi a Right Royal. Nel 1968 Vaguely Noble fece quasi slam concludendo con l’Arco di Trionfo, volo maestoso nelle mani di velluto di Bill Williamson, davanti e di tre a Sir Ivor che aveva svernato a San Rossore e che, altro anniversario, aveva in quel 68 vinto il derby di Epsom. Vaguely Noble se volete consideratelo il lascito al turf di sir Winston Churchill, discendente del Duca di Malbourough, il primo premier vero dell’Inghilterra moderna ai tempi della Regina Anna, primi del 700. Forziamo un po’ la mano ma in ogni caso sir Winston possedeva Vienna il padre che era anche una tomba avendo dato solo Vaguely Noble che fu straordinario come padre di campioni ma non riuscì a creare continuatori. Cosi anche la linea di Hyperion, via Aureole ( casa Windsor) ci ha salutato.
Nel 1978 l’airone di Epsom (santo cielo, Lester Piggott) portava al palo e per la seconda volta dopo lezione strabiliante di monta Alleged a Parigi, ovviamente nell’Arco di Trionfo. Altro oscar alla regia indimenticabile quello per Vincent O’Brien. Combinazione due Arc di seguito come per il bisavolo Ribot quasi 20 anni prima. Alleged ci consente di inserire forzando un pò, in alto i cuori e lancio di cappelli, il nome della Regina di tutti i nostri cuori di ippici militanti e fedeli nei nostri anniversari. Sua Maestà la Regina Elisabetta era la proprietaria e allevatrice di Dumfermline che sconfisse Alleged un anno prima nel St Leger.
E Tenerani non ce lo mettiamo? Anniversario anche per lui: 1948 a Goodwood vince la Coppa con il Senatore alle redini al rientro, vinse anche le Queen Elisabeth, allora per fondisti, da noi più o meno tutto e poi basta dire che lo manda Ribot.
Il 1978 è stato anno d’oro per le ricorrenze: Affirmed vinse la triplice corona (in sella c’era il bimbo Steve Cauthen) poi vinse anche di tutto, Le Moss invece perse un St Leger che ancora fa piangere le nostre tasche, poi però fece due di tutto, Ascot Gold Cup, Goodwood Cup e Doncaster Cup. Strabiliante. Come di chi era? Avvocato Carlo D’Alessio, immortale del turf. Regia di Henry Cecil.
Nel 1928 era nato Tourbillon che diede origine alla grande linea paterna di casa Boussac, nel 1948 invece Citation (ci vorrebbe un libro per lui) vinceva la triplice corona americana, ultimo esponente della linea di Teddy (quella di Ortello) spazzata via come tutte le altre dai discendenti di Nearco.
Potremmo continuare all’infinito, fatelo voi per divertimento, gli anni che finiscono in otto (come tutti gli altri) ci regalano una infinità di anniversari. Sono le nostre radici, ricordarli serve a tenere vivo e molto il fuoco, altro che ceneri. Noi però chiudiamo con una licenza poetica.
Spostiamo di un anno la nascita di Marguerite Vernaut (in realtà nata nel 57) perché Marguerite è stato il primo Campione del dopo Tesio progettato da casa Incisa e moltissimo si deve (come quasi tutti gli altri incroci successivi come Tadolina, Appiani, Hogarth, Ruysdael e poi ancora Mannsfeld e non solo) allo studio e alla competenza della Contessa Orietta Hunyady Incisa della Rocchetta, figlia del Marchese Mario. La contessa Orietta, della cui amicizia siamo stati onorati ed il cui ricordo è in noi vivissimo, è stata una dei massimi studiosi italiani di pedigree e le sue relazioni con i grandi allevatori esteri furono preziosissime. Lei e il padre Mario acquistarono proprio per darla a Toulouse Lautrec la fattrice Mariebelle, una Mieuxcè sostanziosamente francese nella origine. Marguerite fu un capolavoro e segnò meravigliosa continuità di vittorie con il Senatore. Vinse il Gran Criterium, il Gran Premio d’Italia con quattro femmine ai primi posti (sorvoliamo sullo sfortunato Derby vinto da Fils D’Eve su Asopo e Certaldo e poi lei) ma soprattutto, nel segno di una continuità e nel periodo che fu d’oro per i nostri cavalli, in Ottobre, con in sella Enrico Camici, ci regalò lo straordinario alloro delle Champions t sui 2000 dopo duello pazzesco con Never Too Late che aveva vinto Ghinee e Oaks. Grazie per sempre Contessa.
Mario Berardelli.

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