Ippica, Galoppo, Corse & Allevamento

Sticker

domenica, marzo 08, 2020

Dubai, problemi per Sheikh Mohammed: «Rapì le figlie e minacciò la moglie» Il giudice inguaia l'emiro

Nella foto Sheikh Mohammed con la sua ormai ex moglie
Anche in Italia è stata ripresa una notizia che riportiamo dopo aver dato lettura approfondita al Corriere della Sera. L'argomento ed il protagonista è Sheikh Mohammed e le sue disavventure fuori dal discorso ippica. Certamente lo sceiccone non se la sta passando bene.
Sua moglie, la Principessa Haya fuggita in Inghilterra, terrorizzata dal marito. «Una pistola sul suo cuscino». Il giudice ha pubblicato tutti i fatti pertinenti alla causa. Ecco l'articolo scritto da Paola De Carolis.
Un tiranno in grado di rapire e drogare le figlie e minacciare la moglie. Giudicandoli di interesse pubblico, l’Alta corte di Londra ha pubblicato ieri i fatti pertinenti alla causa tra l’emiro di Dubai Mohammed Bin Rashid Al- Maktoum e la principessa Haya Bin al Hussein, figlia dell’ex re di Giordania e sesta consorte di uno dei personaggi più in vista del mondo arabo. La principessa, sorella per parte di padre dell’attuale re di Giordania, si era rifugiata a Londra la scorsa estate assieme ai due figli, Jalila, di 11 anni, e Zayed, 7.
Aveva ingaggiato l’avvocata Fiona Shackleton — legale di William e Harry nonché del principe Carlo, che l’aveva scelta per il divorzio da Diana — per la formalizzazione della separazione e in particolare l’affidamento dei bambini che, sostiene, a Dubai sarebbero stati obbligati dal padre ad accettare matrimoni di convenienza.
In particolare Jalila sarebbe stata promessa in nozze a Mohammed Bin Salman Bin Abdulaziz Al Saud, principe dell’Arabia Saudita. Dopo otto mesi di procedimenti condotti nel riserbo più assoluto come richiesto dall’emiro, l’Alta Corte ha deciso di rendere noti i particolari della causa, concludendo che Al-Maktoum è stato «con il tribunale poco trasparente e poco onesto»: un fascicolo di 34 pagine diffuso dal giudice Sir Andrew McFarlane, presidente della dipartimento familiare della corte.
Lo sceicco, si legge, ha orchestrato il rapimento di due figlie, Shamsa e Latifa, avute da altre mogli, quando le ragazze hanno cercato di scappare al suo controllo. Una è stata catturata per le strade di Cambridge nel 2000. Entrambe sono state riportate con la forza a Dubai, dove vivono in stato di prigionia a sotto gli effetti di forti farmaci. È il trattamento delle donne, private della libertà quando avevano rispettivamente 19 e 32 anni, ad aver convinto Haya a chiedere il divorzio e scappare, temendo per l’incolumità sua e dei suoi due bambini. La principessa, si apprende, ha avuto una relazione con una guardia del corpo britannica e il tradimento ha inasprito ulteriormente i rapporti della coppia.
Una mattina sul cuscino la principessa ha trovato una pistola, parte di una campagna intimidatoria nei suoi confronti che per il giudice è cominciata «alla fine 2018 ed è andata avanti senza sosta sino al presente con l’obiettivo di mettere paura alla principessa». Sir Andrew ha assunto una posizione intransigente sugli eventi, sottolineando che non è da escludere che il comportamento dell’emiro «rappresenti una violazione delle leggi criminali di Inghilterra e Galles, delle leggi internazionali, del diritto marittimo internazionale e delle norme internazionali sui diritti umani».
Il giudice ha criticato inoltre la mancata cooperazione del ministero degli Esteri britannico, che potrebbe aver soppresso un’inchiesta sulla scomparsa a Cambridge della principessa Shamsa. Complessivamente il ritratto che emerge dell’emiro — vice presidente e primo ministro degli Emirati arabi uniti nonché amico della regina Elisabetta, con la quale condivide la passione per i cavalli — è di un uomo violento e privo di scrupoli molto diverso dall’immagine di politico moderno e amante dello sport e della cultura attentamente coltivata.
Se da una parte ha trasformato Dubai in un’ambita meta turistica oltre che in un’importante piazza d’affari, con la famiglia sembra aver mostrato il suo lato peggiore. Per la moglie Haya, ex campionessa olimpionica di equitazione, ha scritto una poesia dal titolo inequivocabile: «Hai vissuto, sei morta».

Nessun commento:

Posta un commento

Commenta qui

Ricerca personalizzata